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Samb, l’era Boscaglia: niente dogmi, solo “punti maledetti” per la salvezza

Una filosofia che deve ricucire gli strappi tattici dei suoi predecessori.

Chi si aspetta da Roberto Boscaglia, neo allenatore della Samb, una rivoluzione tattica fatta di lavagne e schemi predefiniti, resterà probabilmente deluso. Il tecnico di Gela, chiamato al capezzale dei rossoblù dopo l’esonero di Marco Mancinelli, non è un allenatore “innamorato” di un singolo credo calcistico, ma un pragmatico della panchina.
Boscaglia ha sempre spiazzato critica e tifosi con la sua schiettezza. Memorabile la sua presentazione a Latina, l’ultima squadra allenata prima dell’approdo in Riviera: “Il mio credo è Dio! Nel calcio ho un mio progetto e seguo quello”. Una dichiarazione che definisce perfettamente il suo approccio: nessuna rigidità modulare, ma un’idea chiara di come una squadra debba stare in campo.
Il mantra del tecnico siciliano è semplice ma rigoroso: formare una “squadra che giochi da squadra”. Per Boscaglia, l’altruismo tattico è fondamentale: i giocatori devono essere pronti a sacrificarsi l’uno per l’altro, specialmente nei momenti di massima pressione, quando la mano del compagno diventa il sostegno vitale per non affondare.
Sarà così anche alla Samb? Le premesse dicono di sì, con le prime dichiarazioni in cui chiede la collaborazione di tutta la città, “Da solo non basto” queste le sue prime parole coincise. La situazione di classifica è delicata e i rossoblù, attualmente invischiati nella zona calda, hanno urgente bisogno di quello spirito di gruppo che è mancato nelle ultime uscite

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