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Ascoli in B, due mondi a confronto

Ascoli in B, trionfo meritato. Ma il confronto con la Samb rivela due mondi economici opposti

L’Ascoli torna in Serie B e lo fa con pieno merito sportivo, al termine di una stagione condotta con personalità, continuità e una qualità di gioco che ha fatto la differenza nei momenti decisivi. Una promozione conquistata sul campo, con la forza delle idee e la solidità di un gruppo che ha saputo reggere la pressione di un campionato lungo e complesso.

Un risultato che merita applausi, perché in Serie C non si vince per caso: serve organizzazione, profondità di rosa, lucidità nei momenti chiave. L’Ascoli ha dimostrato tutto questo.

Ma accanto al trionfo sportivo, c’è un’altra storia che merita di essere raccontata: quella del contesto economico-finanziario in cui questa promozione è maturata. Un contesto che, se confrontato con quello della Sambenedettese, evidenzia due modelli opposti, due pianeti diversi dello stesso campionato.

Dall’altra parte della provincia, la Sambenedettese ha vissuto una stagione completamente diversa: una salvezza arrivata all’ultima giornata, sofferta, tirata, conquistata centimetro dopo centimetro.

Ma soprattutto: una salvezza ottenuta nel rispetto totale delle regole federali, con un bilancio che non ha mai potuto permettersi voli pindarici. La Samb ha dovuto fare i conti con:

  • un monte ingaggi ufficiale di 1,803 milioni,
  • un costo reale di gestione calciatori e staff che sfiora presumibilmente i 3 milioni,
  • vincoli economici rigidi,
  • una struttura societaria che deve muoversi con prudenza, senza margini di rischio.

Una stagione vissuta con il freno a mano tirato, ma senza mai oltrepassare la linea rossa dei parametri federali. E questo, nel calcio moderno, è già un risultato.

Il confronto con l’Ascoli è inevitabile. Non per sminuire la promozione — che resta meritata e limpida — ma per fotografare la realtà.

L’Ascoli ha potuto contare su:

  • un monte ingaggi ufficiale di 5,55 milioni 
  • un costo reale dei calciatori e staff tecnico che si aggira intorno agli  8 milioni,
  • una struttura societaria che fonda il suo sostentamento su un’industria forte, radicata nel territorio, e su esborsi importanti della proprietà per concepire l’iscrizione al campionato.
  • un livello di investimenti oltre il doppio rispetto alla Samb.

Due club della stessa provincia, ma con dimensioni economiche imparagonabili.

La stagione che si chiude segna però un punto di svolta. Con l’introduzione del Costo del Lavoro Allargato, la FIGC ha imposto un principio semplice: non puoi spendere più del 70% dei ricavi per il personale.

Tradotto: i progetti sportivi dovranno essere sostenibili, i bilanci dovranno parlare più dei sogni, e gli “azzardi” economici per tentare di vincere il campionato diventeranno quasi impossibili.

Chi vorrà primeggiare dovrà farlo con equilibrio, programmazione e ricavi veri, non con scommesse finanziarie.

E forse, in un calcio che spesso ha vissuto sopra le proprie possibilità, questa è la notizia più importante di tutte.

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