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Hanno dato tutto ma……

Il cuore non basta: il derby amaro conferma i limiti strutturali

Lo sconforto tra i tifosi rossoblù è ancora tangibile dopo l’ennesima caduta casalinga nel derby, un appuntamento atteso quarant’anni. La doppia sfida ha confermato la straordinaria passione del territorio, espressa con una partecipazione e un’organizzazione esemplari nonostante la rivalità storica. Tuttavia, l’analisi del campo costringe a fare i conti con una realtà amara: mercoledì scorso, contro i bianconeri, è arrivato un altro 1-0 che pesa come un macigno.
Come già accaduto all’andata, la Samb si è ritrovata a giocare gran parte del match in inferiorità numerica. L’espulsione per doppia ammonizione è parsa eccessivamente severa: in una gara agonisticamente corretta, una gestione più elastica del regolamento sarebbe stata auspicabile. Sebbene l’arbitro abbia applicato la norma, la disparità di giudizio rispetto a falli analoghi commessi nel primo tempo ha finito per alterare l’equilibrio della gara in modo decisivo.
Bisogna però essere onesti nel giudicare i ragazzi in campo. I giocatori hanno dato il massimo, sacrificandosi con un’attenzione tattica che ha concesso pochissimo a un Ascoli tecnicamente superiore, costruito con investimenti massicci per dominare il campionato. Il problema non è l’impegno, ma la struttura stessa della rosa.
I numeri, d’altronde, parlano chiaro e i curriculum non mentono. Negli ultimi tre anni tra i professionisti, i dati realizzativi dei nostri attaccanti sono emblematici: Vittorio Parigini ha siglato 3 gol in 83 presenze; Matteo Stoppa 22 in 97; Pasquale Marranzino una sola rete in 40 apparizioni. Anche i profili più esperti faticano: Umberto Eusepi (37 anni) viene da 18 gol in 60 partite negli ultimi tre tornei pro, mentre Mauro Semprini ne ha collezionati solo 2 in 49 presenze. Persino Konate, tra i dilettanti, conta 6 reti in 53 gare. Il confronto con l’attacco dell’Ascoli, guidato da un Simone Corazza da 40 gol in 97 partite (nonché match-winner al Riviera), è impietoso.
Siamo di fronte a una forza d’urto che, pur offrendo buone soluzioni di manovra, manca totalmente di cinismo sotto porta. Se l’impegno dei singoli merita una valutazione soggettiva positiva, non si possono ignorare i limiti strutturali di una squadra i cui curriculum di rosa avevano già lanciato un campanello d’allarme. Per ambire a palcoscenici consoni alla piazza di San Benedetto, l’investimento primario deve passare per un assetto organizzativo che abbia la dovuta esperienza e capace di affrontare le insidie della Serie C con una programmazione tecnica competente più efficace e soprattutto, rispettando le ambizioni minime che questa piazza merita.

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