Editoriale

Samb: è ora di fare chiarezza e fatti veri

Massi apre alla possibilità di farsi da parte: tra frizioni politiche, imprenditori titubanti e trattative mai decollate, la Samb resta sospesa in un limbo societario che nessuno sembra voler davvero risolvere

Il presidente della US Sambenedettese, Vittorio Massi, ha rilasciato una nota ufficiale che fotografa una rottura profonda. Massi ripercorre la storia recente: dal miracolo del Porto D’Ascoli salvato e trasformato in San Benedetto Calcio su esplicita richiesta dell’allora sindaco Spazzafumo, fino alla trionfale cavalcata in Serie C ottenuta con il solo sostegno di sponsor e tifoseria.
Oggi, però, il patron denuncia una totale assenza di supporto istituzionale. I nodi principali sono due:
1. Il Centro Sportivo Ciarrocchi: Un progetto cruciale per i giovani, bloccato dalla burocrazia comunale, con il rischio imminente di perdere i fondi a tasso agevolato del Credito Sportivo.
2. Il Bando del Campo Merlini: Massi evidenzia anomalie telematiche del portale del Comune (che bloccava i rilanci oltre i 1.000 euro) e lancia una frecciata al nuovo sindaco Nicola Mozzoni e all’opinione pubblica, parlando di un doppio standard rispetto alle gestioni passate (come quella di Serafino).
Il passaggio più pesante è il finale: la famiglia Massi si dice esausta degli attacchi gratuiti ed è pronta a cedere il passo a una nuova governance se non gradita.

Il comunicato di Massi scoperchia un vaso di Pandora che a San Benedetto conoscono fin troppo bene. Da quando la Sambenedettese è tornata nel calcio professionistico, assistiamo a un eterno e logorante “braccio di ferro” tra la società e amministrazione comunale.

Le polemiche non sono una novità. Il primo anno di Serie C è stato caratterizzato da una fortissima e costante tensione con l’ex sindaco Spazzafumo, contestato duramente prima dalla società e in seguito dalla stessa tifoseria. Oggi, i primi scricchiolii si avvertono anche con l’amministrazione del sindaco Nicola Mozzoni. Il primo cittadino ha blindato la questione del campo Europa “Merlini” dietro al principio del “rispetto delle regole”. Ma la burocrazia rischia di diventare l’alibi perfetto dietro cui trincerarsi, mentre le strutture sportive cittadine continuano a cadere a pezzi di cui evidenziamo quella del Ballarin che forse oggi avrebbe fatto comodo con l’idea  progettuale di Maurizio Simonato a riproporre la storia calcistica del rettangolo verde.

Su tutta questa vicenda grava un presupposto insindacabile, ribadito dallo stesso Vittorio Massi: la famiglia Massi non ha la forza economica per garantire, da sola, la sostenibilità a lungo termine della Serie C. Eppure, le modalità con cui la società ha cercato aiuto finora lasciano perplessi. Le richieste all’imprenditorialità locale sono apparse superficiali, quasi dei messaggi in bottiglia lasciati in un mare disinteressato.

Ciò che la piazza fa fatica a digerire è la totale mancanza di trasparenza su dinamiche passate. Perché non si è mai concretizzata una cessione parziale a fondi d’investimento che avevano manifestato interesse? Ma soprattutto, perché è stato rifiutato in modo così netto il sodalizio con Franco Fedeli, attuale presidente del Foligno Calcio? Fedeli si era detto pronto a collaborare e a mettere risorse fresche, ma ha successivamente denunciato un comportamento ambiguo e poco rispettoso da parte del vertice rossoblù. Perché questo muro contro muro?
L’incontro avvenuto pochi giorni fa tra la società e il tessuto imprenditoriale locale sembra aver definitivamente raffreddato gli entusiasmi, anziché accenderli. La tifoseria oggi si pone una domanda legittima: Luigi Rapullino & Co. sono davvero intenzionati a investire in un progetto serio per il calcio sambenedettese o si tratta di una presenza di facciata?
Se un reale interesse da parte di questi imprenditori esiste, ma l’ostacolo è la divergenza di vedute con le proposte e i paletti messi da Vittorio Massi, la situazione richiede una svolta immediata. In quest’ottica, non basta più che la politica faccia da spettatore neutrale o da severo arbitro dei bandi comunali. Sarebbe opportuno che il sindaco Mozzoni stesso si facesse promotore attivo e super partes per determinare chi concretamente voglia sviluppare una proposta da sottoporre al presidente rossoblù e alla tifoseria.
Il tempo delle lettere aperte e dei comunicati di sfogo è scaduto. La Serie C è un patrimonio della città, e senza chiarezza d’intenti il rischio è quello di assistere ancora ad un epilogo indigesto.

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